La salute collettiva nelle Marche non può essere spazio di propaganda degli esponenti di movimenti che hanno come obiettivo primario la personificazione degli embrioni a discapito della salute della donna e di chi ha bisogno di abortire
“L’evoluzione della medicina e in particolare della farmacologia ha consentito oggi di abbandonare come prima scelta il trattamento chirurgico e di sostituirlo con quello medico riducendo le complicanze, l’impatto negativo sull’integrità dell’apparato genitale soprattutto nella prospettiva di una nuova gravidanza, lo stress legato all’attesa dell’intervento e non da ultimo una riduzione dei costi. Farmaci e posologia sono ormai ben definiti e codificati da una serie di casistiche ampie ed esaustive. Lo stesso vale per quanto concerne la medesima problematica in epoca gestazionale più avanzata rispetto al primo trimestre e che è sempre stata di maggior complessità e gravata da potenziali gravi complicanze”.
Ad affermarlo non è Pro-choice RICA, ma le società scientifiche di ginecologia e ostetricia nelle recenti Raccomandazioni di buone pratiche clinico-assistenziali per il trattamento farmacologico dell’aborto, realizzate dalla Fondazione Confalonieri Ragonese su mandato di SIGO, AOGOI, AUGUI, AGITE, ovvero la Società italiana di ginecologia e ostetricia, l’Associazione ostetrici ginecologici ospedalieri italiani, l’Associazione ginecologi universitari italiani, l’Associazione ginecologi territoriali.
Le raccomandazioni delle società scientifiche sono altrettanto nette nel definire che “le evidenze della letteratura e le raccomandazioni internazionali prevedono la possibilità del trattamento farmacologico per l’IVG sino a 12 settimane di gestazione, sottolineandone l’efficacia e la sicurezza”. Nero su bianco ad indicare la direzione chiara, limpida ed inequivocabile che dovrebbe prendere chinque, in ambito medico o istituzionale, abbia in carico la salute delle persone che si rivolgono ai servizi sanitari per interrompere una gravidanza, siano essi pubblici, accreditati o privati. A meno che non si sia guidati da obiettivi diversi da quelli prescritti dalla deontologia professionale o dai doveri derivanti dal raggiungere risultati di salute pubblica. Nel rispetto delle convinzioni etiche personali riteniamo che usare argomenti antiscientifici per sostenerle non renda un buon servizio alla collettività.
È surreale la contrarietà che si è creata per la notizia che l’Ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno intende somministrare i farmaci abortivi fino a 9 settimane di gestazione, considerando che nel resto d’Italia avviene già dal 2020, per non parlare del resto del mondo dove avviene già da 35 anni. Pro-choice RICA fa anche notare che, sotto il profilo del rischio di complicanze, un parto ne comporta in misura maggiore che un aborto.
“Non abbiamo niente in contrario che le donne diventino madri se lo desiderano e siamo per una politica di sostegno alla maternità attraverso un efficace welfare e una politica seria che favorisca l’accesso al lavoro per le donne con compensi adeguati. I consultori, se finanziati e forniti di personale formato (professionale e che non faccia attivismo politico), sono il luogo più idoneo per supportare le donne e le coppie nelle loro scelte, che siano di avere o non avere figli. Quindi chiediamo l’adeguamento alle Linee di indirizzo ministeriali del 2020 per la somministrazione dell’aborto medico presso i consultori e ambulatori e l’istituzione di strutture consultoriali efficienti, con il personale qualificato, nel numero previsto dalla legge e in orari adeguati” dichiara Tiziana Antonucci, di Aied Ascoli Piceno. E aggiunge: “Per l’inverno demografico, servirebbe piuttosto un’analisi approfondita e chiedersi quanto il nostro Paese offre ai giovani, dato che l’Istat ha messo in evidenza che ogni anno ne perdiamo circa 100.000 per emigrazione”.
Per informazioni: prochoice.rica@gmail.com