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Il Ministero della Salute, con il parere positivo del Consiglio Superiore di Sanità, ha espresso parere favorevole alla somministrazione della pillola RU486. Nello specifico, l’aggiornamento delle Linee di indirizzo pubblicato lo scorso 8 agosto ha previsto che la somministrazione possa avvenire fino alla nona settimana di gestazione presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, nei consultori e in regime di day hospital.

Negli ultimi anni non si è investito nei Consultori, che sono stati abbandonati a loro stessi, privati di personale, risorse e mezzi. Pensiamo invece, che questi debbano tornare ad essere presidi territoriali in grado di occuparsi in modo efficace di salute riproduttiva, garantendo accoglienza e informazione a tutte le donne che vi si dovessero rivolgere.  È importante che i servizi sanitari tutti abbiano a disposizione personale formato e specializzato oltre ad attrezzature e strumentazioni adeguate.

Oggi questi investimenti potrebbero realizzarsi attraverso le risorse del Recovery Fund: sarà possibile prevedere progetti che vadano a promuovere il potenziamento e l’adeguamento dei consultori, rendendoli maggiormente innovativi, non solo attraverso la digitalizzazione dei servizi, in modo da renderli più fruibili dai/dalle giovani, ma fornendoli di personale e strumentazioni diagnostiche (es. ecografi) che permettano di dare risposte efficaci.

La contraccezione gratuita, così come previsto dall’art 2 della L.194, deve essere garantita proprio per prevenire le gravidanze indesiderate. L’educazione sessuale ed affettiva  nelle scuole deve essere inserita in maniera stabile nella programmazione triennale di offerta formativa, in particolare adesso che la didattica in presenza  si integrerà con modalità a distanza.

Come possono gli ospedali universitari di Perugia e Terni, che da dieci anni non hanno mai organizzato Servizi per le IVG farmacologiche, formare medici, ostetriche ed infermieri/e ?

Se le cose rimanessero così non si potrebbe insegnare loro a praticare l’aborto farmacologico, né far apprendere come fare counselling contraccettivo o affrontare un colloquio con una donna che richiede una interruzione volontaria di gravidanza.

A ciò si aggiunga che nemmeno negli ospedali di Branca, Castiglione del Lago, Assisi e Pantalla è ancora possibile ricorrere alla interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, nessuna di queste strutture è ancora pronta a svolgere il nuovo percorso tracciato dalle linee di indirizzo ministeriali, tantomeno i Consultori.

Chiediamo quindi all’Assessorato alla Sanità della Regione Umbria che vengano organizzati, come previsto dall’art.15 della L.194, corsi di formazione e vengano stipulati protocolli per il corretto funzionamento dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri e per la salute sessuale e riproduttiva di tutt*.

In particolare, chiediamo che la Regione Umbria cancelli, nel più breve tempo possibile, la Deliberazione del 10 giugno 2020 n. 467 per la gestione della Fase 3 dell’emergenza Covid 19, con la quale è stato reintrodotto il ricovero ospedaliero di tre giorni per praticare una IVG farmacologica, uniformandosi a quelle che sono le linee di indirizzo tracciate chiaramente dalla comunità scientifica ed emanate dal Ministero.

Lo abbiamo chiesto a gran voce a giugno e continueremo a farlo fin quando non si inizierà a lavorare concretamente per la salute e la libertà di scelta delle donne.

RETE UMBRA per l’AUTODETERMINAZIONE –  RU 2020      (28 settembre 2020)